Centro RAT - Teatro dell'Acquario - Teatro Stabile d'Innovazione della Calabria

ALESSIA D'ANDREA - Live elettrico

Alessia D'Andrea voce, tastiere, looping
Franco Catricalà basso
Ted Riverso chitarra
Si intitola Luna d’inverno il nuovo disco di Alessia D’Andrea, il primissimo lavoro tutto (o quasi) in italiano, il quasi e' d’obbligo perche' delle 10 nuove canzoni una soltanto e' in inglese, come se davvero non avesse resistito l’impulso di restare confinata in territorio italico.

La giovanissima artista cosentina puo' vantare gia' un carriera ben farcita di collaborazioni e grandi nomi (Ian Anderson forse il primo della lista) ma anche numerosissime pubblicazioni e tutte rigorosamente all’estero, questa volta pero' la bellissima D’Andrea ci canta in italiano una biografia che biografia non e', lasciandocelo immaginare o intendere forse tra le righe di queste canzoni che non stupiscono ma di certo confermano una buonissima qualita' di produzione e di arrangiamento.

Piantiamo i piedi nel pop border line, quello che non sfacciatamente commerciale ma neanche quello diversamente trasgressivo, una canzone che difficilmente si distingue dalla massa radiofonica che troviamo nelle grandi vetrine mediatiche e che pero', ad un ascolto attento, tradisce della qualita' che forse moltissimi dei cantanti pettinati ancora devono raggiungere.

Luna d’inverno racconta la donna ma anche la ragazza, racconta l’anima e la passione, le preoccupazioni di un tempo ma anche quelle modernissime legate al tempo attuale che corre e non aspetta nessuno, e tutte queste fragilita' scivolano sul filo dell’autoanalisi dettate ad una metaforica proiezione di se stessi, la luna appunto, incontrata di notte, in una notte d’inverno, sarebbe bello sapere se l’incontro è stato reale, cosa vi fosse tutto intorno e chi in realta' ha trovato il coraggio e la forza di mettersi a nudo davanti un simile emblema di vita.

Dal funk al rock italiano, un disco ricco di dolcissimi istanti di sottili canzoni piu' che spazio esasperato al drumming radiofonico. Una voce calda e vellutata che ricorda un certo cantautorato italiano, e poi l’immancabile America dove, personalmente parlando, trovo che la qualità si trascini via dal prodotto generato fino a quel momento e schizzi altrove, sicuramente in un’America dei grandi scenari discografici, sicuramente su un palco di molte pretese…e così facendo lasci a piedi e in una piccola camerata di provincia il resto del disco che fino a quel momento ha tenuto testa (e continuerà a farlo) al sentire la musica come l’arte come un certo modo di scrivere canzoni in Italia.
 

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