Centro RAT - Teatro dell'Acquario - Teatro Stabile d'Innovazione della Calabria

Bottega dei Mestieri Teatrali MAFIE, MASCHERE E CORNUTI - Giullarata antimafiosadi e con Giulio Cavalli
Sabato 24 marzo 2018 - Ore 20.30

Dalla lezione dei giullari del ‘500 abbiamo imparato che la risata è l’arma più potente
contro i prepotenti: quando il potere è incapace di governare rispettando le regole teme
la parola dei giullari perché ha bisogno di nascondere le proprie impudicizie.
Le mafie, da sempre, sono un’incrostazione di potere che sopravvive grazie (anche) alla
proiezione che riescono a dare di se stesse; ma quanto c’è di vero nella narrazione
mafiosa (e di chi nel raccontarla finisce per celebrarla con un concorso culturale esterno)
che quotidianamente ci viene proposta? Siamo sicuri che Riina (l’uomo che sognava di
mangiare carne, comandare carne e cavalcare carne) potesse tenere da solo sotto scacco
un intero Paese? E cosa ci dice lo scalcagnato covo di Provenzano?
Ripartendo dallo spettacolo “Nomi, cognomi e infami” (che ha girato l’Italia per ben 10
anni con oltre 500 repliche complessive) Giulio Cavalli smonta l’onorabilità mafiosa delle
nuove leve raccontandone i vizi privati e smontandone l’onore. Ci sono i mafiosi
surgelati che a Alcamo si incontrano nella cella frigorifera di un negozio di ortofrutta
sperando di non essere ascoltati; i bambini di ‘ndrangheta che scrivono lettere in cui
sognano di “diventare boss come papà”; c’è il camorrista che si traveste da donna per
coprire la propria latitanza; i fratelli Marchese (Cosa Nostra) che pensano di uccidere i
genitori dell’amata di uno dei due per aggirare la norma che impedisce a un uomo
d’onore di sposare una donna con genitori separati (ma non orfana); c’è il padrino che
autorizza una storia di corna per “liberare” uno dei suoi picciotti; c’è il patetico
giuramento mafioso con cui si viene “combinati” e molto altro.
Ripercorrendo le operazioni antimafia degli ultimi anni “Mafie, maschere e cornuti”
racconta la tragica comicità di una mafia che svelata non può fare così paura. Perché
ridere di mafia è antiracket culturale. E le mafie, come tutte le cose terribilmente serie,
meritano di essere derise.


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